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Il Design Thinking spiegato: Comprendere la fase disordinata del "Definire"

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Italian (Italiano) translation by Cinzia Sgariglia (you can also view the original English article)

Nei nostri precedenti articoli, abbiamo discusso le basi del design thinking e dell'empatia coinvolgente. In questo post, ci immergeremo un poco più in profondità in quello a cui ci riferiamo come la fase di "definire" quel processo. Avviso: è caotico! Quindi cerchiamo di in primo luogo di ricordarci dove si trova nella proposta dell'Hasso Plattner Institute of Design:

Image source Interaction Design Foundation Website Interaction-designorg
Fonte immagine: Interaction Design Foundation

Definizione di "Definire"

La preoccupazione principale nella fase di "definire" del Design Thinking è di articolare chiaramente il problema che si sta tentando di risolvere. Senza definire chiaramente il problema, si inciamperà nel buio e si troveranno soluzioni che non funzionano. Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di inquadrare correttamente il problema. Così facendo, generiamo una varietà di domande, che a loro volta ci danno diverse opzioni e modi di pensare al problema. Di conseguenza, si aprono più soluzioni.

Le domande fondamentali in questa fase sono:

  • Qual è il problema effettivo che stiamo cercando di risolvere?
  • Chi è veramente colpito da esso?
  • Quali sono i diversi modi per risolvere il problema?

Al fine di rispondere a queste domande, utilizziamo i dati raccolti dai membri del team attraverso l'impegno con gli utenti durante la fase di "empatia". Questi dati vengono interpretati e gli viene assegnato un significato da tutti i membri del team interdisciplinare.

Interpretare e assegnare significato si occupa di sapere:

  1. Chi sono gli utenti.
  2. Le loro motivazioni.
  3. Il loro contesto.
  4. Le loro esigenze relative al particolare problema che si sta tentando di risolvere.

La fase di Definire in pratica

Iniziate rendendo i dati che avete raccolto più visivi al fine di identificare modelli e temi.

Disfate le storie dell'utente al fine di consentire al team interdisciplinare di sezionare le storie e organizzarle in quattro categorie. Le quattro categorie in cui sono organizzati i dati dell'utente sono:

  1. Citazioni e definizione di parole.
  2. Pensieri e le credenze.
  3. Azioni e comportamenti: pensate al linguaggio del corpo contro quello che l'utente sta dicendo.
  4. Sentimenti ed emozioni: le risposte emotive possono essere positive, neutre o negative.

Disfare è:

  1. Condividere quello che avete trovato con i colleghi progettisti.
  2. Catturare le parti importanti in una forma visiva.
  3. Mettere tutte le informazioni fuori dalla vostra testa e su una parete.
  4. Fare connessioni, modelli, temi.
design thinking
Fonte: Joey Aquino

Disfate i vostri risultati attraverso una mappatura della storia

Come esattamente uno disfa i risultati? Lo fa con la creazione di mappe di empatia delle esperienze dell'utente.

Iniziate riproducendo il diagramma sopra su uno spazio verticale alto come una parete, lavagna, ecc. Scrivete alla lavagna i nomi degli utenti/intervistati — potete attaccare le immagini degli utenti sotto i loro nomi, con le immagini del loro ambiente, se le avete.

Sotto ogni nome, mettete dei post-it che raccontano le storie raccolte durante i colloqui di empatia: che cosa hanno detto, come hanno risposto, come hanno reagito e loro risposte emotive (che cosa hai sentito? Cosa provavi? Che cosa hai visto?).

Elencate le loro risposte emotive: positive, neutre o negative.

Quindi le loro azioni: il linguaggio del corpo offre un modo più affidabile di lettura delle parole che uno sta dicendo. Il linguaggio del corpo può rivelare esitazioni, dubbio, resistenza e altri comportamenti che diventano una base per una comprensione più profonda del problema. Prendete nota di ciò che vi ha colpito: contrasti, contraddizioni, tensioni. Quali modelli emergono? Quali connessioni emergono? Quali temi emergono? Quali sono i punti chiave da ogni intervista?

Come iniziate a effettuare i collegamenti tra tutte le possibilità generate durante la fase di esame?

Quali domande si sono scatenate, e come scatenano possibili soluzioni? Attraverso la discussione, la riflessione e la sintesi, iniziamo a formare domande "come potremmo?". Queste sono destinate a suscitare idee in una nuova radicale direzione.

Quali bisogni vedete?

Qual è il vero problema?

Ricordate sempre: Il processo non è lineare

In questa fase, vi troverete ad andare a raccogliere più dati da utenti nuovi e familiari. Porterete ulteriori dati di intervista, li scompatterete e sintetizzerete.

Continuerete con ulteriori approfondimenti, e potrete continuare a scoprire diverse esigenze. Tuttavia, ancora non sapete qual è il vero problema. Quindi abbracciate l'ambiguità e l'incertezza.

Consentite al problema di germinare. È un processo organico. Alla fine arriverete a quello che è il vero problema. Non imponete la vostra risposta di scelta rapida.

Metodi utilizzati in questo processo: #1 analisi e sintesi

L'analisi è di abbattere concetti complessi e problemi in pezzi più piccoli, più facili da capire.

La sintesi, d'altra parte, comporta creativamente rimettere i pezzi del puzzle insieme per formare le idee per intero.

Qui ci sono tre modi di effettuare analisi e sintesi:

  • Raggruppare le informazioni per rivelare modelli nei dati.
  • Analisi delle metafore usate dagli utenti.
  • Esplorare i contesti: sociali, culturali, psicologici, funzionali, ecc.

Metodi utilizzati in questo processo: #2 i Cinque Perché

I 5 Perché è una tecnica iterativa interrogativa utilizzata per esplorare le relazioni di causa-effetto di un particolare problema. L'obiettivo primario è quello di andare a fondo di un problema ripetendo la domanda "Perché?" dove ogni risposta conduce alla domanda successiva. In genere, cinque cicli sono sufficienti per raggiungere l'obiettivo qui.

Non tutti i problemi hanno una singola causa ultima. Se si vuole scoprire più cause ultime, il metodo deve essere ripetuto, chiedendo una diversa sequenza di domande ogni volta.

Ecco un esempio che offre Toyota di un potenziale 5 Perché  che potrebbe essere utilizzato in uno dei loro impianti.

L'obiettivo principale

L'obiettivo principale della fase di definire è di mettere insieme tutte le risposte e di convertirle in una singola istruzione coerente.

In altre parole: un istruzione di un problema significativo e fattibile o un punto di vista. Questo si concentra sulle intuizioni e le esigenze di un particolare utente o soggetto composito.

L'istruzione POV viene creata rendendo comprensibile chi sono gli utenti, quali sono le loro esigenze e le intuizioni che provengono dalle osservazioni fatte.

Questo è esposto in questa facile formula della scuola di Design di IDEO:

IDEO
Fonte

Ed ecco un approccio simile su un punto di vista:

POV
Fonte

Che cosa fa una dichiarazione di un buon problema?

Una dichiarazione del problema è una tabella di marcia che guida la vostra squadra e si concentra su specifici bisogni che avete scoperto. Crea un senso di possibilità e di ottimismo che consente ai membri del team di innescare idee in fase di ideazione.

Una dichiarazione di buon problema dovrebbe quindi avere le seguenti caratteristiche:

  • Incentrata sull'uomo. La dichiarazione del problema dovrebbe essere sulla gente che la squadra sta cercando di aiutare, piuttosto che concentrarsi sulla tecnologia, ritorni monetari o specifiche di prodotto.
  • Sufficientemente ampia per la libertà creativa. La dichiarazione del problema non dovrebbe concentrarsi troppo in senso stretto su un metodo specifico per quanto riguarda l'implementazione della soluzione.
  • Abbastanza stretta da renderla gestibile. Un'istruzione di problema come "Migliorare la condizione umana" è troppo ampia. Le dichiarazioni di un problema dovrebbero avere vincoli sufficienti a rendere il progetto gestibile.
  • Lungimirante: una dichiarazione di buon problema è sempre lungimirante. Contiene al suo interno semi della possibilità.
  • Guidata dal verbo, orientata all'azione: iniziate la dichiarazione del problema con un verbo, ad esempio "Crea", "Definisci" o "Adatta", per rendere il problema più orientato all'azione (fonte).

"Come potremmo": da definire a ideare

Ora che avete la vostra dichiarazione del problema, è il momento di riformulare il problema/sfida utilizzando un'istruzione "come potremmo".

"Ogni problema è un'opportunità per il design. Inquadrando la sfida come una domanda Come potremmo, vi preparerete a una soluzione innovativa."— Designkit.org

Procedura dettagliata

  1. Cominciate consultando le istruzioni di intuizione/problema che avete creato.
  2. Quali ulteriori intuizioni/argomenti derivano dall'istruzione del problema? Questi argomenti sono sottoinsiemi dell'intero problema. Essi si concentrano su diversi aspetti della sfida.
  3. Provate a riformularli/ripensarli come domande aggiungendo "Come potremmo" all'inizio. È una buona idea trascorrere un sacco di tempo ottenendo il giusto HMWs in primo luogo, prima di iniziare a generare le idee.
  4. L'obiettivo è quello di trovare opportunità per il design, quindi se le vostre intuizioni suggeriscono diverse domande Come potremmo, è fantastico.
  5. Ora date un'occhiata alla vostra domanda Come potremmo e chiedetevi se permette una varietà di soluzioni. Se così non fosse, ampliatele. Il vostro Come potremmo deve generare un numero di possibili risposte e diventerà una piattaforma di lancio per il brainstorming.
  6. Infine, assicuratevi che il vostro 'come potremmo' non sia troppo ampio. È un processo complicato ma un buon Come potremmo vi dovrebbe dare una cornice abbastanza stretta per farvi sapere dove iniziare il brainstorming, ma anche abbastanza larga da darvi spazio per esplorare idee spontanee.
  7. Utilizzate le tecniche di brainstorming per arrivare a così tante soluzioni che voi e il vostro team possiate immaginare per le domande Come potremmo?.
  8. Infine, privilegiate le idee migliori con la squadra, costruite su di esse e lavoratele nei passaggi successivi. Nella fase di ideazione, potete selezionare diversi argomenti e provarne alcuni per trovare il punto debole da cui il gruppo può davvero sfornare una grande quantità di idee interessanti.

Conclusione

Come potrete aver colto, la fase di definire è caotica. È dove abbiamo trascorso un sacco di tempo a capire qual è il vero problema e quelle che sono le sue cause principali. Senza arrivare alla radice del problema, non saremo in grado di definirlo chiaramente e qualsiasi soluzione a cui arriviamo avrà esito negativo.

Nella fase di definire, è esplorata ogni iterazione possibile del problema e la relativa soluzione potenziale. Otteniamo una maggiore focalizzazione con una esplorazione continua di tutta la variabilità che si verifica durante questa fase. Questo ci permette di conoscere qual è il vero problema e qual è la soluzione migliore.

L'obiettivo finale di questa fase è di arrivare a una dichiarazione del problema chiaramente definita e attuabile che mostra alla squadra quello che è il vero problema e chi sono gli utenti. Questo pone le basi per arrivare a idee che suggeriscono possibili soluzioni al problema.

Fonti

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